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Salute o Economia, questo è il dilemma.

Tiz&Baz

Tiz&Baz

Salute o economia? 

Sembra che il Covid-19 ci stia mettendo davanti ad un dilemma scespiriano.

Ma senza salute non può esserci nessuna economia e senza economia non può esserci salute. 

Questo è il mondo che abbiamo costruito e da qui difficilmente possiamo tornare indietro.

Il Coronavirus però ha messo in evidenza tutta la precarietà di questo mondo.

Draghi qualche mese fa in una conferenza ha dichiarato che ora si deve salvaguardare il “capitale umano”, ma la sensazione che si è avuta è che lo diceva sempre in funzione del “capitale economico”.  Insomma il “capitale umano” non è il fine ma è il mezzo. La precarietà del sistema che abbiamo costruito sta tutta qui. 

Il “profitto a tutti i costi” è il mantra, e rendendolo globale ha accentuando la disuguaglianza tra ricchi e poveri, aumentato l’impatto negativo sull’ambiente e conseguentemente sul nostro benessere. 

Negli ultimi anni abbiamo pensato più all’economia che alla salute (vedi i tagli fatti alla Sanità). 

Questo COVID-19 ci ha fatto anche capire quanto sia più importante la socialità fisica, quella di un abbraccio, di una pacca sulla spalla, di una bella stretta di mano, di  uno sguardo, di un bacio, rispetto  a quella virtuale, fatta di like, di foto filtrate e video assurdi, e ironia della sorte lo sta facendo con lo stesso linguaggio dei social diventando “virale”. Ma in modalità invisibile. 

Questo invisibile virus però ha anche costretto per la prima volta gli scienziati di tutto il mondo a unirsi per sconfiggerlo. E il vaccino sta arrivando (si dice 6 mesi). E per la prima volta le multinazionali farmaceutiche non ci speculeranno sopra, rendendolo accessibile e gratuito a tutti (almeno così dicono). 

Vuoi vedere che alla fine il COVID-19, anche se in modo troppo virulento, ci sta aprendo gli occhi e il cuore?

E allora cari colleghi che come noi, avete investito sulla socialità, non dovremmo insorgere per rimanere aperti, ma per restare chiusi h24 e non dalle 18 che non serve a nessuno. Lo vogliamo per il bene della comunità. E il Governo ci deve aiutare economicamente nel farlo, per non morire noi di fame. In questo momento lo sforzo che dobbiamo fare è far pendere la bilancia della vita dalla parte della salute. Dobbiamo sacrificarci, come del resto stanno già facendo i medici, gli infermieri in “prima linea”, e tutti quelli che con il loro lavoro ci garantiscano i beni di prima necessità, rischiando la salute. La chiusura è la nostra “prima linea”. Colleghi pensate veramente che stare aperti in un momento come questo, la gente, i clienti, verrebbero volentieri nei nostri locali, ristoranati, eventi, etc etc…rischiando la salute?. L’unica arma che abbiamo ora per sconfiggere il virus è limitare i contatti. Bastano sei mesi. E noi in questo periodo di chiusura, potremmo approfittarne per farci venire nuove idee, nuove parole, per una nuova socialità, per una nuova economia più democratica e sostenibile, per un nuovo futuro, più umano e più cooperante (come stanno facendo gli scienziati). Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti e soprattutto alla memoria dei nostri cari che sono morti per questo dannato virus. 

Noi abbiamo chiuso CasaBEDDA e ApeBEDDA e “stiamo cercando di capire” (come direbbe Binotto/Crozza) cosa fare in questo momento di chiusura (sperando che il Governo ci aiuti). Ci sono venute un paio di idee, prossimamente le condivideremo con voi. Nel frattempo abbiamo fatto un breve video per ringraziare tutti coloro che sono passati a CasaBEDDA in questi pochi mesi di lenta ripresa, aiutandoci a tenere viva la nostra beddastoria. Noi teniamo duro. Ci si rivede quando tutto sarà finito, perché “adda passà a nuttata”. Abbiate cura di voi e fate dei bei sogni (come dice Gramellini su RAI3). Noi ora il nostro #sognostromboliano lo chiudiamo in un cassetto, pronti a ritiralo fuori appena si riparte. 

…e #labeddastoriacontinua…(nonostante tutto)

#destinazionecasabedda 

#amimaoquellochefacciamo 

#realizziamoquellochesogniamo